Maroni Presidente

lunedì 23 aprile 2012

Generazione '68 - Tra tecnologia e Politica-


Il primo approccio alla tecnologia è sempre una storia personale.
Mettiamo da parte i neonati che guardano gli Iphone con la stessa voracità del seno della madre e gli adolescenti per i quali il computer è un elettrodomestico al pari della lavatrice.
Io ad esempio, ho avuto un approccio con questo mondo, aggressivo;
Televisione e cartoni animati dalla mattina alla sera (sono ancora innamorato dei cartoni animati:Dragon Ball, Ken Shiro, Naruto, e altri manga, anche se ho quasi 21 anni) e a scuola sapevo sempre di cosa parlare con i bambini e sapevo sempre quale era l'ultima "mossa" da combattimento da fare e quale potere speciale ne batteva un altro, sapevo anche trasformarmi in SUPER SAYAN!!!!.
A seguire: il primo videoregistratore (Super Nintendo), il primo lettore cd (era blu),non ho mai usato Napster, interi pomeriggi su internet dal giorno aver ricevuto la Cresima, quando ricevetti il mio primo computer.
Ecco perché parlo di modo aggressivo.
Fin qui, aldilà della mia vicenda personale, la mia, è la generazione che ha dovuto imparare, la generazione obbligata ad essere moderna, nulla di nuovo insomma.
Eppure chi è che oggi decide del rapporto tra le città e la tecnologia o della informatizzazione della pubblica amministrazione?
Una generazione che con la rete, ha lo stesso rapporto che Federica Pellegrini ha col "free climbing".
Direte voi, non importa, si può sempre imparare.
Ma la mia domanda è, questa generazione ha voglia di imparare?
Taglio corto, no, non ne ha alcuna voglia.
Non mi riferisco agli addetti del settore o chi con mente aperta si è concesso alla tecnologia, parlo invece della massa indistinta dei nostalgici del sessantotto.
Quelli del tabù del "il libro è solo di carta", "noi credevamo davvero di cambiare il mondo", "il computer non è roba mia, già ho un indirizzo di posta (d'altra parte c'è anche il tabù anglofono, email)" .
Non mi aspetterei alcuno sforzo di apertura mentale da questa generazione, se non fosse che è la stessa a riscaldare le poltrone del potere ed è la stessa ad avere in mano le armi del nostro progresso. 
Che questo essere restii alla tecnologia, nasca anche dalla paura di ammettere che "la rivoluzione" non è proprietà solo dei sessantottini e può invece esistere in altre forme? Non è la paura di ammettere che la cultura si possa esprimere oggi, con mezzi differenti dai salotti "buoni"?
In fondo, se ci pensiamo, la vera rivoluzione degli ultimi trent'anni è quella nelle telecomunicazioni, in quanto a politica i fatti parlano da soli.
La verità è che chi all'epoca ha cambiato le cose, e non riconoscerlo sarebbe ugualmente sbagliato, si sente depositario di una cultura e di una pienezza di valori che mai ha pensato di mettere in discussione.
E quindi se la tecnologia è "giochino, passatempo, sfizio", per gli over 50 resterà tale.
Questo spiega il perchè l'Ipad abbia fatto tanto furore in quella fascia d'età lì, un giocattolone che viene incontro ai problemi di presbiopia.
Non siamo tutti uguali, ed è per questo motivo che invece di criticare apprezzo i 50-60 enni che fanno buon uso dei social network, perchè si tratta di gente che ha quantomeno, voglia di conoscere senza tabù, senza paure di risultare ridicola.
L'evoluzione delle telecomunicazioni non è un fatto generazionale è una trasformazione sociale che riguarda tutti, perchè non riguarda "i giochini", ma riguarda la nostra burocrazia, i nuovi modi di tessere rapporti interpersonali e nuove possibilità di aiuto anche per chi ha delle disabilità.
Chi ci governa scrive solo su carta, al computer forse, ma spesso  sotto dettatura.
Si iscrive a twitter credendo di farne un uso pubblicitario se non peggio, comprando dei falsi consensi.
Quando parliamo di rinnovamento politico è ora di farlo tenendo conto anche di questo fondamentale aspetto
La bravura di un politico prescinde dalla questione anagrafica, che porta ad una "caccia alle streghe" qualunquista, se una persona è capace, l'esperienza è solo un valore aggiunto. 
Il fatto è che la capacità di un politico oggi deve essere anche il suo rinnovamento mentale, la capacità di discernere tra cosa conservare del passato e cosa mettere in discussione, abbandonando la pratica dell'arrocco ai valori del sessantotto. E questo anche culturalmente.
Persone, che siano capaci di considerare la tecnologia come parte dell'istruzione, della pubblica amministrazione, che non guardino alla tecnologia come ad una montagna di sapere ostico che non avrà mai lo stesso valore dei bei tempi andati.
Persone che vogliano capire i fenomeni, facendosi magari affiancare da altre più giovani di loro.
Perché, parliamoci chiaro, per quel che ne so io, ormai del 68 ci rimangono solo le kefiah anacronistiche degli studenti nelle occupazioni, mentre i nostri nonni si fanno regalare la televisione "col digitale" per tenersi al passo coi tempi.
Mi domando a questo punto chi siano i veri rivoluzionari.

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