Maroni Presidente

sabato 14 aprile 2012

Perchè NO alla politica economica di Monti




Le politiche neo liberiste furono sperimentate in Argentina con risultati catastrofici . 
Questo Paese sud americano ha risorse di ogni tipo: grandi allevamenti di bestiame, agricoltura fiorente, vaste risorse di petrolio e gas e un tenore di vita buono prima di essere colpito dalla crisi a partire dal 1998.
Tutto inizia nel 1991, quando si decise di instaurare un cambio fisso tra la loro moneta e il dollaro per attrarre più investimenti stranieri e poter avere prodotti americani ed europei ad un costo minore, rinunciando di fatto al signoraggio sulla moneta, che è uno dei capisaldi per l'indipendenza di uno Stato. Infatti agganciando la loro moneta locale al dollaro, gli investitori stranieri pretesero minori interessi perchè non correvano il rischio di avere perdite dovute alle fluttuazioni di cambio. Questi flussi di capitali a basso costo unitamente alla sopravvalutazione del peso, fecero accrescere l'economia ed aumentare gli acquisti di auto, televisioni, ecc. Tutto questo comportò un rallentamento delle esportazioni di cereali, di bestiame ecc, quindi un peggioramento della bilancia commerciale .
Questo disavanzo commerciale fu sanato temporaneamente con aumento del debito pubblico, visto che i capitali stranieri erano abbondanti e poco costosi. Nel 1998, questo disavanzo commerciale continuato, aveva depresso l'economia reale perché l'Argentina non riusciva più ad esportare all'estero. Subito ci fu una fuga di capitali ed i tassi di interesse cominciarono a salire. Il Governo continuò a rimanere legato al dollaro indebitandosi con il fondo mondiale e emettendo bond per i quali pagò interessi altissimi. Per far fronte ai maggiori oneri finanziari e alla caduta delle attività, il governo fece una feroce politica di austerità aumentando la pressione fiscale con grave aggravamento del tenore di vita dei cittadini. Il default fu un atto quasi obbligato. E' cosa nota che molti risparmiatori persero una parte dei loro risparmi investiti in titoli argentini. 
A titolo di cronaca, voglio ricordare che durante il periodo della crisi, decine di migliaia di Argentini di origine italiana, con età compresa tra i 60 e 65 anni, si trasferirono in Italia per poter avete la pensione sociale dal nostro governo per poi ritornarsene nel loro Paese con un reddito che gli permettesse di vivere.
Al default seguì la svalutazione del peso e dopo qualche anno, la situazione cominciò a migliorare. Con il peso più basso, furono possibili le esportazioni di carni, frumento, gas e l'economia reale cominciò a creare ricchezza vera e gli indici di crescita ora sono ora secondi solo alla Cina.  Questa esperienza ci fa capire che uno Stato non deve agganciarsi ad una moneta forte quando la sua economa è rivolta all'export e la valuta deve rispecchiare il suo potenziale economico, non quello di una super potenza.
Analogamente sta succedendo all'Europa nella quale fu introdotto l' euro. Per essere accettati bisognava avere certi parametri e l'Italia riuscì ad entrarci grazie alla riduzione del debito pubblico tramite l'incremento della tassazione. Sarebbe stata accettata lo stesso, poiché la Germania di allora, con tutti i problemi della sua riunificazione, non avrebbe lasciato il nostro Paese fuori dall' euro in quanto la concorrenza italiana sarebbe stata fatale per l'industria tedesca e questa mia affermazione è realistica e basata sullo sviluppo di modelli econometrici che alcuni centri economici avevano elaborato, come la Confindustria tedesca. Si diede luogo così ad un' area monetaria e economica pari a quella americana seppur le differenze erano grandi. Gli Stati Uniti erano uno stato federale e quindi c'era una certa compensazione economica tra gli Stati facenti parte della federazione, la banca centrale si faceva garante in ultima istanza del debito pubblico ed aveva la possibilità di intervenire nell'economia tramite manovre monetarie. Per di più il dollaro è la moneta utilizzata universalmente per i pagamenti internazionali e soprattutto per quanto riguarda il petrolio. Questo fatto dà a questa nazione la possibilità di utilizzare la sua valuta per autofinanziarsi tramite il signoraggio del dollaro. 
In un'altro articolo spiegherò il concetto di signoraggio che ha una nazione tramite la sua banca centrale ed il super signoraggio che hanno gli Stati Uniti d'America tramite il dollaro. 
Da non confondere invece con la favola che circola in certi ambienti  che il signoraggio andrebbe a favore delle banche centrali, che sono in gran parte società a capitale privato con finalità pubbliche.

 Gli Stati europei aderenti all'euro erano stati indipendenti che avevano delegato alla banca centrale europea di controllare l'inflazione, senza poter intervenire per difendere l'euro ecc. Questo disavanzo commerciale e perdita di competitività  non sarebbero successi se avessero potuto svalutare la moneta, ossia se avessero avuto una loro banca centrale che adeguava la valuta alle reali condizioni economico finanziarie dello Stato. E qui e' evidente l'analogia con l'Argentina. L'Argentina non aveva introdotto ufficialmente il dollaro , ma di fatto , fissando un rapporto fisso tra  il peso e la valuta americana, era come  se avessero il dollaro,  non avendone pero' tutti i vantaggi. L'Italia a mio avviso non era pronta ad entrare nell'unione monetaria in quanto contrapponeva  al nord una economia forte e competitiva  ed al sud una economia fatta di trasferimenti di risorse dal settentrione, da pubblica amministrazione, da aziende  che vivevano  nel sottobosco degli enti pubblici.  Qualcuno sperava che entrando in Europa si potesse dar impulso alle attività produttive del meridione, approfittando del basso costo del denaro . Questo non avvenne, anzi i trasferimenti per spesa corrente  aumentarono. Non era facile  incidere in una classe politica che trovava  e trova il suo consenso dando ai cittadini posti di lavoro in enti pubblici , appalti ecc.                                                                                       L'euro ebbe un valore calcolato sulla media delle monete dei paesi aderenti. Per cui la Germania si trovo' con una moneta meno forte del Marco e l'Italia con una moneta più forte della Lira. Questo all'inizio diede stabilità al sistema finanziario e possibilità di pagare interessi bassi sia nel pubblico che nel privato. Essendo questi Paesi differenti economicamente, la moneta unica favorì i paesi del nord Europa, in primis la Germania,  l'Olanda, mentre i paesi del sud, dopo un bell' inizio, cominciarono a perdere competitività, in quanto avendo una moneta troppo forte, aumentarono le importazioni di beni creando grandi disavanzi commerciali che si trasferirono in un aumento del debito pubblico e la crisi importata dall'america diede un colpo mortale alle loro economie (Grecia, Portogallo, Spagna , Italia , Irlanda).                           
Come sappiamo, Monti, si  instaurò al governo dopo la crisi dello spread, con il sostegno di Napolitano e con l'appoggio dei tre più grossi partiti. Appena arrivato tassò ferocemente gli Italiani, portando il nostro Paese  ad essere uno dei paesi più tartassati dal fisco. Non andò ad incidere sulla spesa, non ridusse i costi della politica, non ridusse i parlamentari, non  eliminò gli enti inutili, non toccò il patto di stabilità in modo da sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione e enti a favore delle aziende private che aspettano molte volte anche oltre un anno, costringendoli però a pagare l'IVA e tasse su incassi non avvenuti, non permettendo nemmeno la compensazione tra crediti e debiti, mettendo gli imprenditori  spesso nell'impossibilità di pagare il fisco, l' INPS ed essere poi depredati ingiustamente da Equitalia.                                                                      Il governo Monti ha tentato di fare delle ridicole liberalizzazioni, come quelle delle farmacie e dei tassisti (tra l'altro non andate del tutto a buon fine). Si è impuntato invece di modificare l'art. 18 permettendo nel settore privato i licenziamenti individuali per motivi economici con possibilità di reintegro mettendo però a carico del dipendente l'onere della prova. Questo in effetti renderà più difficili le riassunzioni, in quanto non è facile per la parte più debole dimostrare che c'è stata discriminazione in un ambiente di lavoro poco collaborativo, timoroso di poter essere licenziato, tutto proteso a mantenere l'impiego. I licenziamenti facili, semmai, dovevano essere applicati al settore pubblico, che è una delle cause principali del debito pubblico. Poteva per evidenti motivi economici  permettere di licenziare parte dei dipendenti della regione Sicilia, dei comuni di Palermo, di Napoli, i forestali della Calabria, ecc.               
Questo non l'ha fatto perché i politici del sud non avrebbero fatto passare  un provvedimento simile, in quanto questi lavoratori sono la base del loro consenso politico ed elettorale.                                                             
   Ma perché ostinarsi così tanto in questa riforma del lavoro, quando sappiamo che gli stranieri non investono in Italia per la troppa tassazione, per una burocrazia lenta e macchinosa, per una giustizia che fa aspettare anni ed anni una sentenza, per la corruzione dilagante, per il poter mafioso ecc.                                                                                           C'è una ragione ideologica senz' altro. E' da ricercare nel tentativo di abbattere gradualmente i diritti e tutele dei lavoratori in modo che siano più ricattabili, più propensi a lavorare a testa bassa.                       
In conclusione non condivido la politica del governo perchè ha solo tassato con grave danno delle classi medio basse riducendo consumi,  ridotto le tutele dei lavoratori e quindi alla lunga ciò comporterà una ulteriore riduzione dei salari. Non ha messo in moto riforme per la crescita, non si è dato da fare per convincere i suoi amici tedeschi di maggiori interventi per dare maggior liquidità per finanziare opere pubbliche ecc.                                                                               Comunque, se l' Europa non diventerà uno stato federale, con possibilità di trasferimenti economici tra le regioni più ricche alla più povere, i  paesi come Spagna, Italia, Portogallo ecc non riusciranno ad essere competitivi e quindi dovranno uscire dall'Euro in quanto questa moneta è troppo valutata. Voglio precisare che questi trasferimenti tra le varie aree  devono essere finalizzate allo sviluppo sotto il controllo dell'Europa e nello stesso tempo avere una classe politica più onesta che modernizzi   lo stato, lo renda più economico, che elimini privilegi per i politici, burocrati e per tutto il suo vasto sottobosco.                                                             La crisi in Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda sta facendo emigrare decine di migliaia di cittadini in Inghilterra, Germania, Olanda e anche in Paesi oltre oceano. Penso che anche gli Italiani saranno costretti ad emigrare, poiché sembra che non si voglia fare niente per modificare le cause del tracollo economico.

         Luciano Gatto 

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