Maroni Presidente

sabato 21 aprile 2012

Moneta e Signoraggio

Prima di parlare del signoraggio, del quale sono state scritte le cose più fantasiose, vorrei fare una breve storia della moneta.
Fin dall'antichità si passò dal baratto alla moneta, che era una merce, accettata da tutti, che aveva un valore intrinseco, quale oro, argento, rame, fissando così un prezzo a ciascuna merce in base alla moneta. 
Nel medioevo si portava l'oro o l'argento al signore che aveva il potere di battere moneta, perché le coniasse e il compenso che gli era dovuto, per questo il lavoro si chiamava signoraggio. Questo signoraggio non è da confondere con il più noto signoraggio dei giorni nostri.
Coloro che si recavano in un altro stato, avevano bisogno di cambiare la loro moneta con quella locale dai cambiavalute detti anche banchi. 
Le persone facoltose, commercianti ecc, per paura di furti, cominciarono a depositare monete ed oro presso i banchi, ricevendo in cambio delle ricevute attestanti il deposito. Il passo fu breve, da parte dei commercianti e mercanti, di utilizzare questi certificati, per pagare le merci, servizi ecc. In questo modo, erano le carte attestanti il deposito che circolavano da un mercante all'altro con il relativo passaggio di proprietà delle monete, senza che ci fosse in realtà nessun spostamento dell'oro.  
Ben presto si accorsero che gran parte delle monete di oro rimanevano in deposito  senza che nessuno venisse a chiederne la restituzione e così venne l'idea di prestare una parte cospicua del capitale, lasciando una piccola riserva per eventuali richieste di prelevamento delle monete od oro. Sorsero così le banche moderne. I prestiti  concessi erano rappresentati da certificati che attestavano che all'affidato era stato concesso un credito di un certo ammontare e che il controvalore in oro o monete  era depositato presso il banchiere.  
Con l'affermarsi degli stati nazione verso il '700, il sistema costituito da monete metalliche (anche se poteva contare sui certificati di deposito sopra citati) non era in grado di assicurare un adeguato controllo monetario e un veloce scambio di beni e servizi. Facendo un ulteriore passo avanti, si emise carta moneta convertibile richiesta in oro e quindi garantita dall'oro depositato negli enti di emissione. Questi enti erano chiamati banche di emissione che fornivano questo servizio per conto dello Stato. Questa circolazione garantita dall'oro era stato un sistema valido fino alla metà del 1800. A partire dal 1900 non era più idoneo ad assicurare un adeguato supporto alle moderne economie in quanto la quantità di moneta che si poteva emettere dipendeva dalla quantità di oro che la banca di emissione deteneva. 
Nel 1944,  con l'accordo di Bretton Woods, si  svincolò la moneta dall'oro, vale a dire che gli Stati, attraverso le banche centrali, potevano emettere una massa monetaria pari alla loro potenza economico finanziaria. Più una nazione era ricca, dinamica negli scambi, potente economicamente, più moneta poteva emettere e il controvalore era costituito da una specie di rendita che poteva essere utilizzata per costruire infrastrutture, dare sussidi, ecc,  ossia avere una possibilità di spesa aggiuntiva oltre a quella che veniva finanziata dalle tasse e dal debito pubblico verso terzi. Questa rendita che gli Stati hanno si chiama signoraggio.
Sul signoraggio si sono scritte cose fantasiose, come il dire che sarebbe la banca centrale ad avere tale rendita, e precisamente che il guadagno della banca di emissione sarebbe uguale alla differenza tra il valore formale della moneta emessa e il costo dello stampaggio della carta moneta. Se valesse questa teoria io direi che il guadagno sarebbe maggiore, perché gran parte della moneta emessa è elettronica, ossia un accredito via internet. 
Questo equivoco nasce dal fatto che quasi tutte le banche centrali sono private ed il loro modo di emettere moneta può creare confusione.  Qui di seguito cercherò di spiegar come avviene l'espansione monetaria. Il tesoro emette certificati di credito che le banche ordinarie acquistano, il tesoro incassa dalle banche ordinarie il controvalore dei titoli, la banca centrale emetterà una quantità di moneta pari ai titoli emessi dallo Stato costituendo una contropartita attiva di cassa di pari importo. Con questa contropartita attiva di cassa accrediterà le banche ordinarie per acquistare i buoni del tesoro. Nel conto patrimoniale della banca centrale alla fine si avrà tra il suo attivo l'importo dei titoli acquistati e nel passivo la quantità di moneta emessa. Alla scadenza i titoli saranno rivenduti al tesoro il quale accrediterà la somma alla banca centrale e tale attivo di cassa andrà a compensare il passivo dell'emissione monetaria, comportando una riduzione della massa monetaria. Tuttavia, per mantenere inalterata la massa monetaria, come sempre accade, il tesoro emetterà una nuova trance di titoli. E' proprio questo giro vizioso che farebbe confondere le idee sul signoraggio e precisamente perché alla scadenza dei titoli, la banca di emissione riceve dal tesoro il controvalore dei titoli. Ma se analizziamo il bilancio vediamo che nulla va alla banca centrale, tranne l'interesse sui titoli, destinato a pagare i costi per la gestione della massa monetaria, l'attività di controllo sul credito ecc. Se c'è qualcosa da discutere sono proprio gli elevati costi della gestione e precisamente la parte che riguarda il costo del personale, super pagato e con privilegi inaccettabili.
Questo mio accanimento nel descrivere le procedure contabili è stato dettato dal fatto di voler far capire che questo signoraggio non va alla banca centrale come sembrerebbe se non si analizzano attentamente i passaggi contabili. 
Detto questo molti si chiederanno che differenza fa per lo Stato emettere titoli per finanziarsi senza o con l'intervento della banca di emissione se alla fine deve comunque rimborsarli? La differenza c'è perché con l'intervento della banca centrale lo Stato addebita a sé stesso il debito quando aumenta la massa monetaria ed è semplicemente un fatto formale se c'è il riaccredito alla banca perché sono stati emessi dei titoli con scadenza che saranno rinnovati automaticamente. Invece senza interventi della banca di emissione i titoli di debito pubblico sono dei veri debiti che il tesoro ha verso i cittadini, banche ordinarie e che alla scadenza dei titoli deve rimborsare realmente. Per mettere fine a questa inutile polemica, trasformerei i titoli acquistati dalla banca centrale in titoli non rimborsabili, invece di fare dei falsi riaccrediti e delle false emissioni monetarie.
Se l'enorme massa del debito pubblico italiano fosse detenuto dalla BCE, non ci sarebbe nessun problema per la sostenibilità del debito e il rischio di default. Ma questo non è possibile perché una tale massa di debito avrebbe dovuto essere controbilanciata con un analogo aumento della massa monetaria con conseguenze  svalutazione dell'euro, sull'inflazione, ecc. In questo articolo non toccherò questo problema, perché è complesso e delicatissimo. Sta proprio qui la disputa tra gli Stati in difficoltà e la Germania.
Comunque io sarei dell'avviso, confortato dal parere dei più grandi premio Nobel  dell'economia, di coprire una parte del debito pubblico con emissione monetaria fino al punto di portare l'euro a parità con il dollaro (in effetti i fondatori dell'euro prevedevano una sostanziale parità tra le due monete, ma questo non è avvenuto per l'ostilità della Germania) mettendo fine alla speculazione finanziaria e non sottoponendo gli stati deboli a sacrifici che comporteranno solo l'aggravarsi  della crisi e il possibile default. Comunque, queste misure di riduzione del debito pubblico, dovrebbero essere seguite da graduali riduzioni della spesa pubblica, una miglior efficienza della macchina statale unitamente ad un aumento della produttività del sistema paese. 
Il Giappone, gli Stati Uniti, hanno deficit pubblici maggiori dei Paesi europei, eppure non c'è nessuna speculazione sui loro titoli di Stato, perché nessun speculatore vincerebbe contro il fuoco di sbarramento delle loro banche centrali. I grandi enti finanziari per quante risorse abbiano, non potrebbero competere con le banche centrali. 
Comunque se non cambierà la politica economica della BCE andremo senz'altro alla fine dell'euro, perché i sacrifici imposti ai cittadini in termini di tasse, oltre che portare a riduzioni del welfare, comporteranno disoccupazione, cali continui del pil. In definitiva un aumento del rapporto debito pil. Comunque è pazzia allo stato puro avere una fortissima recessione nell'euro zona ed avere un euro superiore al dollaro di circa il 40%.
A Bretton Woods nel 1944, oltre che sancire la fine della convertibilità delle monete in oro, venne stabilito che il dollaro sarebbe diventata la moneta di riserva per i pagamenti internazionali e di conseguenza sarebbe stata l'unica valuta convertibile in oro. Questo fatto, tuttavia non obbligava gli Stati ad adoperare necessariamente la moneta americana per regolare le transazioni internazionali. Il colpo grosso lo fecero gli Stati Uniti quando riuscirono ad imporre agli Arabi ed ad altri produttori di petrolio di servizi solo del dollaro per regolare i pagamenti del greggio. Da questo momento gli Stati Uniti diventarono una superpotenza globale, perché per far fronte alle enormi richiesta di dollari necessari a regolarizzare i pagamenti del greggio la Federale Reserve doveva aumentare di pari importo la moneta in circolazione, dando così la possibilità a questa nazione di indebitarsi a spese degli altri stati (super potere di signoraggio del dollaro).
In poche parole gli Stati Uniti potevano finanziare opere pubbliche, armamenti, ricerca grazie al controvalore dell'emissione dei petrodollari. 
Nel 1971 poi si sancì che anche il dollaro non sarebbe più stato convertibile in oro, poiché la quantità di moneta che questa nazione aveva emesso, senza aumentare le riserve auree, aveva reso il dollaro quasi privo del controvalore in oro. 
Non tutti sanno che l'Iraq è stato invaso la seconda volta con la caduta del regime, perché il dittatore Saddam Hussein aveva tentato di farsi pagare il petrolio in euro e non in dollari. Se la cosa poi si fosse allargata al resto dei Paesi produttori, la potenza degli Stati Uniti sarebbe stata ridimensionata.
Da quanto detto si capisce che la capacità di uno Stato di emettere moneta e gestirla  è fondamentale da cui possono dipendere i destini di un popolo.

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