mercoledì 2 maggio 2012
Fattori Crisi Europea
La crisi italiana dipende da due eventi, uno antico e l'altro conseguente alla crisi internazionale che si e' abbattuta prima negli StatiUniti America e poi in Europa.
Quello antico e' strutturale sta nella natura dualistica della nostra economia, un Nord produttivo che può competere con le economie tedesche ed europee. Un sud che vive di modeste attività commerciali ed agricole che non riescono a creare una sufficiente ricchezza e quindi mantiene un adeguato tenore di vita attraverso forti trasferimenti di risorse dal nord. Grazie a questo sono stati creati una miriade di posti pubblici in più rispetto alle esigenze , erogate false pensioni di invalidità come ammortizzatori sociale e un sottobosco di piccoli imprenditori che vivono grazie alle economie che l'apparato pubblico crea, vedi Ulss , enti vari pubblici. Inoltre la piaga della mafia, con i suoi ricatti, il suo inserimento nella politica , ha condizionato non poco lo sviluppo e contribuito ad aumentare la corruzione ecc.
Per continuare a mandare al sud ricchezza, lo Stato ha dovuto continuamente tassare , aumentare il debito pubblico , facendo erodere competitività alle industrie. Per ristabilirla doveva aumentare la circolazione monetaria con conseguente svalutazione della lira e parziale riduzione del debito. Questo tecnica continuo' fino all'entrata nell'euro.
Io ero contrario all'entrata dell'Italia nella moneta unica, perché la nostra economia non poteva reggere ad armi pari con a Germania non potendo più avere l'arma della svalutazione monetaria. Prima dell' euro, già due volte si aveva ristretto l'oscillazione delle monete europee entro una banda stretta di cambio e per due volte il nostro Paese era dovuto uscire per eccesso di svalutazione della lira . La gran parte degli esperti riteneva che entrando nell'euro ed avendo di conseguenza tassi di interesse più bassi, si potesse più facilmente mettere a posto il debito pubblico.
La cosa non andò così come ben sappiamo. Poi ci fu la crisi Internazionale che ci portò ad avere Monti come premier, il quale è un feroce sostenitore del mercati, dei sistemi finanziari, della politica dell'austerità.
Il governo Monti, come sappiamo fu accolto con grande entusiasmo, dopo il periodo di Berlusconi. Io, conoscendo le sue idee in ambito economico e finanziario ho nutrito seri dubbi che potesse tirarci fuori dalla crisi, almeno che non ricevesse una serie mirata di aiuti da parte della BCE e dalla Merkel.
Per ridurre il debito pubblico ha cominciato subito a tassare: aumento IVA, aumento fiscale benzina, aumento eta' pensionabile, l'introduzione dell' IMU che e' molto più pesante dell'ICI ed altre misure meno note che comportano sempre ulteriori aumenti dell'imposizione fiscale. Dal lato dello sviluppo ha tentato di fare delle ridicole liberalizzazioni nelle farmacie e taxi che tra l'altro non sono andate del tutto a buon fine. Poi la tragico commedia di modificare l'art. 18, perché visto come ostacolo allo sviluppo, all'occupazione. Se la flessibilità in uscita del lavoro doveva essere applicata doveva interessare il settore del pubblico impiego, in cui , soprattutto nel sud , c'è un numero di dipendenti pubblici di gran lunga superiore alle reali necessità. Considerato che eravamo in fase di recessione, ossia si stavano riducendo le attività economiche con conseguente riduzione del Pil e aumento della disoccupazione, l'aumento della tassazione ha aggravato la situazione. Le tasse se vanno a colpire le classi che gia' erano in difficoltà, comportano una rinduzione dei consumi , una riduzione degli investimenti e quindi una ulteriore calo del pil, considerato che la produzione di un Paese e' uguale ai consumi + investimenti. Alla fine del ciclo si ha una debito pubblico più elevato , una riduzione del pil, un aumento della disoccupazione. Dunque, in fase di recessione, anche se il debito pubblico e' grande, non si può ridurlo imponendo una maggior pressione fiscale.
Anche se nessuno ha la soluzione ideale per risolvere il problema, alcune regole fondamentali devono essere osservate.
Io avrei rimesso come tassa l' lCI così com'era prima, che e' molto meno onerosa dell'IMU e una grossa patrimoniale sui patrimoni immobiliari superiori ai 2 /3 milioni di euro. Avrei agito sul piano dello sviluppo in modo di aumentare il pil e quindi ridurre il rapporto debito pil. Per prima cosa avrei rivisto il patto di stabilita' interna che tiene bloccato crediti pubblici per ca 100 miliardi. Avrei autorizzato i comuni, le province, le ulss più virtuose a pagare le forniture, bloccate anche perdi più di 9 /10 mesi, mettendo così in movimento l'economia con un risultato di avere un aumento del pil di oltre 0,5% .
Avrei ridotto ridotto stipendi ai politici e burocrati, ridotto numero parlamentari, eliminato le autoritity che costano milioni di euro e non fanno nessun servizio utile, avrei sostituto con un amministratore unico i consigli di amministrazione nelle società pubbliche, comunali eliminato migliaia di enti pubblici inutili , ridotto le missioni all'estero dei nostri soldati che ci costano ca 40 miliardi di euro, negli enti pubblici autorizzato spostamenti da una funzione all'altra in modo di aver un utilizzo più razionale dei dipendenti, come lo spostamento da enti diversi , come da regione alla ministero di giustizia , non piu duplici e triplici incarichi al funzionari statali con conseguente duplice e triplice stipendio , non più arbitraggi privati fatti da giudici ecc. Questi maggior utilizzo avrebbe comportato più efficienza e meno costi. Inoltre introdotti dei criteri di spesa standard, una siringa deve costare un euro sia in Sicilia che a Milano , numero di dipendenti tendenzialmente uguali tra comuni provincie e regioni aventi lo stesso numero di abitanti, accettando differenze solo in base a dati oggettivi. Avrei snellito le procedure dello Stato, enti pubblici, in modo di rendere lo Stato più moderno più efficiente.
Queste misure le avrei annunciate al parlamento e una volta ottenuta la fiducia, mi sarei operato per portarle in porto e se c'erano delle resistenze le avrei denunciate. Non avendo chiesto lacrime e sangue ed avendo colpito politici e burocrati penso che questi provvedimenti sarebbero passati a furor di popolo. In caso contrario avrei presentato le dimissioni. In caso del favorevole mandato dei parlamentari alle misure sopra citate, sarei andato in Europa e mi sarei imposto per una politica meno rigida, per un maggior intervento della BCE nel sostenere i debiti pubblici svalutando l'euro per riportarlo vicino ai valori del dollaro. Infatti alla nascita della moneta europea si pensava di tenerla allineata con la moneta americana. Così, sarebbero ripartite le esportazioni e ridotto il debito debito. E poi, come si può tenere una moneta cosi' alta in piena recessione. Questa e' pura follia che avvantaggia solo a Germania, che sta vivendo sulle sventure degli altri Paesi europei.
Infatti l'elevata tassazione che ci soffoca e' dovuta in gran parte per sostenere una moneta che non ci rappresenta più.
Ora con la possibile vittoria di Hollande in Francia c'è la concreta possibilità che si possa fare una politica, sempre nel rigore , più espansiva. Ma dovevamo proprio aspettare la Francia per poter opporci alla politica restrittiva della Merkel????
Luciano Gatto
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