Ricordate quando le istituzioni europee erano "la Mecca stage" dei giovani europei?
Ricordate quando si parlava di Costituzione europea?
Ricordate quando la CEE doveva essere il primo passo verso un'unione anche politica?
Ricordate quando pensavamo che un giorno ci saremmo sentiti tutti un po' più europei?
Ricordate quando pensavamo che il nazionalismo avrebbe ceduto alla CE parte del suo orgoglio?
No, ovvio che non ve lo ricordate, non è mai successo e non abbiamo mai creduto davvero che potesse succedere. (almeno per quanto mi riguarda)
Oggi aprendo il giornale me ne rendo conto ancora di più, tutto questo è rimasta un'idea, perché di sogno non si può parlare, visto, che sin dal principio, parlare di Europa ha significato interloquire con chi era contrario all'Europa.
Europeisti ed antieuropeisti.
Nell'ultimo anno assistiamo all'agonia europea senza ammettere che il malato è grave, oserei dire terminale.
L'idea politica di Europa, se mai è esistita aldilà dei manuali di diritto, non è mai stata così lontana dal suo realizzarsi.
I risultati a dir poco agghiaccianti delle ultime elezioni francesi e greche ne sono la prova.
Di fronte al 18,01% di Marine Le Pen, conquistato al primo turno delle presidenziali francesi, ed al 7% del partito greco "Alba D'oro" di ispirazione neofascista, che per la prima volta fa il suo ingresso in parlamento, il problema europeo c'è e si vede.
C'è la disfatta dei vecchi governi che hanno mal gestito la crisi economica, c'è il rifugio negli estremismi politici, c'è il conforto del nazionalismo.
Una ricetta sicura insomma, per la disfatta della comunità.
Il messaggio ai cittadini è stato: "l'Europa chiede sacrifici nei sacrifici, siete disposti ad accettarli?"
E se è già difficile, in un momento di crisi economica nazionale, accettare sacrifici, figuriamoci se a chiederli è uno strozzino, entità sovranazionale, che non interessa a nessuno ed in cui nessuno si riconosce.
Certo, le ultime elezioni possono essere interpretate come un "voto di protesta" contro "BancaEuropa" che esige l'inesigibile, da cittadini ormai in maggioranza disoccupati e piegati dalle tasse, ma non basta.
Dove è finita quella parte di Europa che voleva colmare il difetto di rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni europee?
Dove sono finite le spinte politiche per la creazione di un parlamento europeo che fosse motore legislativo e propositivo?
Perché il rapporto tra politica ed economia si è invertito completamente?
Ma soprattutto mi chiedo, se questa crisi lascerà ancora spazio ad un'idea di Europa politica, visto che ad oggi, abbiamo serie difficoltà a valutare se quella economica resisterà.
Trovo tutto questo terribile, non tanto per la scomparsa dell'Europa in sè, ma per il fatto che quelli che comandano ancora non se ne rendano conto, ostinandosi ad andare avanti e a non ascoltare nessuno, specialmente il popolo, che dovrebbe essere "sovrano".
Di fronte ai nostri occhi si sta verificando un'involuzione di valori, prospettive e speranze di proporzioni inimmaginabili.
Oggi preoccuparsi dell'unità europea è un problema del tutto irrilevante se paragonato alla disoccupazione, ai suicidi ed alla palude della crescita, ma non è che abbiamo perso un'occasione?
Parliamoci chiaro, un parlamento europeo funzionante e valido, che non sia, e nel caso italiano lo è, confino della feccia politica nazionale, sarebbe stato così di intralcio nell'affrontare una crisi comunitaria?
Inoltre, non sarebbe potuto servire nel tempo a non far crescere due Europe, una ad inseguire affannosamente l'altra?
Era chiaro che, essendo la storia della CE così giovane, non si potesse certo pretendere un abbandono dei nazionalismi a favore di un governo sovranazionale, però sono dell'avviso che un lavoro lento ma costruttivo sulle istituzioni sarebbe servito.
La verità è che nessuno si sente cittadino europeo non fosse per gli euro che spende e perché non deve più utilizzare il passaporto, ma basta fare un weekend a Londra per ricordarsi che non è così.
Non so se questa crisi ci farà tornare ad essere una comunità solo economica e persino meno comunità di prima, so che abbiamo perso tante occasioni da Maastricht ad oggi. Troppe.
Ricordate quando si parlava di Costituzione europea?
Ricordate quando la CEE doveva essere il primo passo verso un'unione anche politica?
Ricordate quando pensavamo che un giorno ci saremmo sentiti tutti un po' più europei?
Ricordate quando pensavamo che il nazionalismo avrebbe ceduto alla CE parte del suo orgoglio?
No, ovvio che non ve lo ricordate, non è mai successo e non abbiamo mai creduto davvero che potesse succedere. (almeno per quanto mi riguarda)
Oggi aprendo il giornale me ne rendo conto ancora di più, tutto questo è rimasta un'idea, perché di sogno non si può parlare, visto, che sin dal principio, parlare di Europa ha significato interloquire con chi era contrario all'Europa.
Europeisti ed antieuropeisti.
Nell'ultimo anno assistiamo all'agonia europea senza ammettere che il malato è grave, oserei dire terminale.
L'idea politica di Europa, se mai è esistita aldilà dei manuali di diritto, non è mai stata così lontana dal suo realizzarsi.
I risultati a dir poco agghiaccianti delle ultime elezioni francesi e greche ne sono la prova.
Di fronte al 18,01% di Marine Le Pen, conquistato al primo turno delle presidenziali francesi, ed al 7% del partito greco "Alba D'oro" di ispirazione neofascista, che per la prima volta fa il suo ingresso in parlamento, il problema europeo c'è e si vede.
C'è la disfatta dei vecchi governi che hanno mal gestito la crisi economica, c'è il rifugio negli estremismi politici, c'è il conforto del nazionalismo.
Una ricetta sicura insomma, per la disfatta della comunità.
Il messaggio ai cittadini è stato: "l'Europa chiede sacrifici nei sacrifici, siete disposti ad accettarli?"
E se è già difficile, in un momento di crisi economica nazionale, accettare sacrifici, figuriamoci se a chiederli è uno strozzino, entità sovranazionale, che non interessa a nessuno ed in cui nessuno si riconosce.
Certo, le ultime elezioni possono essere interpretate come un "voto di protesta" contro "BancaEuropa" che esige l'inesigibile, da cittadini ormai in maggioranza disoccupati e piegati dalle tasse, ma non basta.
Dove è finita quella parte di Europa che voleva colmare il difetto di rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni europee?
Dove sono finite le spinte politiche per la creazione di un parlamento europeo che fosse motore legislativo e propositivo?
Perché il rapporto tra politica ed economia si è invertito completamente?
Ma soprattutto mi chiedo, se questa crisi lascerà ancora spazio ad un'idea di Europa politica, visto che ad oggi, abbiamo serie difficoltà a valutare se quella economica resisterà.
Trovo tutto questo terribile, non tanto per la scomparsa dell'Europa in sè, ma per il fatto che quelli che comandano ancora non se ne rendano conto, ostinandosi ad andare avanti e a non ascoltare nessuno, specialmente il popolo, che dovrebbe essere "sovrano".
Di fronte ai nostri occhi si sta verificando un'involuzione di valori, prospettive e speranze di proporzioni inimmaginabili.
Oggi preoccuparsi dell'unità europea è un problema del tutto irrilevante se paragonato alla disoccupazione, ai suicidi ed alla palude della crescita, ma non è che abbiamo perso un'occasione?
Parliamoci chiaro, un parlamento europeo funzionante e valido, che non sia, e nel caso italiano lo è, confino della feccia politica nazionale, sarebbe stato così di intralcio nell'affrontare una crisi comunitaria?
Inoltre, non sarebbe potuto servire nel tempo a non far crescere due Europe, una ad inseguire affannosamente l'altra?
Era chiaro che, essendo la storia della CE così giovane, non si potesse certo pretendere un abbandono dei nazionalismi a favore di un governo sovranazionale, però sono dell'avviso che un lavoro lento ma costruttivo sulle istituzioni sarebbe servito.
La verità è che nessuno si sente cittadino europeo non fosse per gli euro che spende e perché non deve più utilizzare il passaporto, ma basta fare un weekend a Londra per ricordarsi che non è così.
Non so se questa crisi ci farà tornare ad essere una comunità solo economica e persino meno comunità di prima, so che abbiamo perso tante occasioni da Maastricht ad oggi. Troppe.
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