Maroni Presidente

venerdì 11 novembre 2011

GOVERNO TECNICO? FALLIMENTARE!


La Prima Repubblica, che aveva molti difetti ma anche qualche pregio, governi tecnici non li ha mai voluti. Li considerava un esproprio della politica, l’unico mezzo attraverso il quale si esprimeva allora la volontà popolare.

Il primo governo tecnico si costituì infatti nel 1992 dopo il crollo della Dc e del Pci, sotto l’incalzare delle inchieste giudiziarie e delle stragi di mafia. E soprattutto nel pieno della crisi economica che investì la lira. La politica impotente consegnò al “dottor sottile” le chiavi di casa.
Amato non si fece pregare. Nel luglio ’92 attuò il famigerato prelievo notturno del 6 per mille sui conti correnti; e poi un secondo prelievo del 3 per mille sul valore catastale rivalutato degli immobili e delle aree fabbricabili. Se la prima operazione fu una tantum, la seconda, chiamata Isi (Imposta straordinaria sugli immobili), si tramutò nell’Ici e divenne un balzello stabile, che solo il centrodestra ha prima ridotto e poi abolito.
Ma non solo. Il governo Amato, in carica dal giugno ’92 all’aprile ’93, non riuscì neppure ad utilizzare al meglio quei soldi rapinati ai cittadini: a settembre la lira subì una pesante svalutazione, nonostante il tentativo di contrastarla della Banca d’Italia (dove era governatore Carlo Azeglio Ciampi) che sacrificò 70 mila miliardi di riserve valutarie.
Qualcuno ricorda i ministri di Amato? Alla Giustizia si alternarono Claudio Martelli e Giovanni Conso: quest’ultimo ha recentemente ammesso di avere trattato con i boss di Cosa Nostra. Le porte girevoli ai ministeri furono una costante, con Amato costretto a prendere e lasciare numerosi interim. Agli Esteri se ne alternarono tre in un mese (Scotti, Amato e Colombo); al Bilancio due (Reviglio e Andreatta); alle Finanze tre (Goria, Reviglio e Amato); all’Agricoltura due (Fontana e Diana), come alla Sanità (De Lorenzo e Costa) e all’Ambiente (Ripa di Meana e Spini). Insomma: dopo aver imposto sacrifici ai cittadini il governo tecnico di Amato fece il record di poltrone e lasciò tutti i problemi intatti.
Dopo Amato venne Ciampi, per 377 giorni. Vincenzo Visco, alle Finanze, si alternò con Gallo; Paolo Savona, all’Industria, con Paolo Baratta. Rutelli, all’Ambiente, con Valdo Spini. Luigi Berlinguer, all’Università, con Umberto Colombo. All’Istruzione andò l’indimenticabile Rosa Iervolino, che tanto bene avrebbe fatto come sindaco di Napoli. Mentre Ciampi tentava di incollare i cocci, il Pds erede del Pci si scaldava per le elezioni, sicurissimo di vincerle. Sennonché arrivò Silvio Berlusconi…
Il terzo governo tecnico fu quello di Lamberto Dini. Nato dal ribaltone, ebbe l’incarico di fare la riforma delle pensioni. Che portò a termine, in versione blanda, dopo che quella molto più incisiva tentata da Berlusconi fu abbattuta dalla sinistra e dalla Cgil. Dini, ex ministro di Berlusconi, fu compensato dall’Ulivo come ministro del Tesoro. È un uomo competente, che la sinistra non ha mai considerato proprio (ed infatti è tornato nel Pdl). Ma non si può dire che abbia risolto i problemi economici dell’Italia.
Romano Prodi gli succedette nel ’96, con un governo politico. Portò l’Italia nell’euro, cercando fino all’ultimo di ritardare l’ingresso e alla fine ottenendo dalla Germania un prezzo-capestro. Del quale stiamo ancora pagando le conseguenze. Dimenticavamo: Amato e Ciampi presero l’Italia con un debito pubblico al 105% e lo lasciarono al 121. Dini lo “ridusse” dal 121,5 al 120,9.

martedì 8 novembre 2011

Roberto Maroni a Che tempo che fa (6 Novembre 2011)




               
   
                       Il Ministro Roberto Maroni parla della situazione attuale dell'Italia con Fazio.

lunedì 7 novembre 2011

CHIUDETE I CENTRI SOCIALI



Non vengono da Marte. E neppure da Berlino o Londra come qualcuno vuole farci credere. I criminali che sabato hanno distrutto Roma e attentato alla vita di poliziotti e carabinieri provenivano da città italianissime, da Bari a Torino.


Dietro la sigla «black bloc» si cela il teppismo nazionale che cresce e si organizza impunito, nonostante le evidenti illegalità, nei centri sociali che pullulano nelle nostre città. Disagio giovanile, lo chiamano i sociologi (altra categoria pericolosa). Ragazzi senza speranza, li difendono quelli della sinistra che siedono in Parlamento a ventimila euro al mese. Teppisti, li chiamo io, giovani annoiati e frustrati che non hanno voglia di diventare grandi, di misurarsi con i problemi della vita. Dicono: la colpa non è loro ma della società. Balle, la colpa è tutta e solo loro, non certo nostra. Se complici ci sono, vanno cercati in chi li finanzia, in chi (sindaci e magistrati buonisti) permette loro di compiere ogni tipo di illegalità. Possibile che l’obbligatorietà dell’azione amministrativa e penale valga soltanto per punire chi lascia un minuto l’auto in sosta vietata o per inseguire le ragazze ospiti di Berlusconi? Dove sono vigili e magistrati quando una banda di sfaccendati occupa case e palazzi pubblici e privati? Perché è in quelle oasi sfuggite al controllo dello Stato che i peggiori di loro organizzano i piani della guerriglia, nascondono armi improprie, preparano le molotov da lanciare per le nostre strade il sabato pomeriggio.
I centri sociali sono una minaccia, non una risorsa della società. Vanno chiusi, se serve, con la forza. Perché la Guardia di finanza e l’ispettorato del lavoro devono poter mettere sottosopra le aziende mentre un centro sociale può stare tranquillo nella sua assoluta illegalità incubatrice di violenza? Non prendiamoci in giro. Solo a volerlo, le Procure possono sapere chi sono questi signori in mezza giornata. Anzi, probabilmente già lo sanno e non fanno nulla. Perché se si muovono poi si arrabbiano Vendola e Di Pietro, Bersani e Santoro. Dopo quello che si è visto ieri, sarebbe meglio farli infuriare e darsi una mossa.
Prendere le distanze dai violenti e difendere i centri sociali è una contraddizione in termini. Chi punta il dito sui criminali di ieri e celebra la memoria di Carlo Giuliani (il no global morto durante gli scontri del G8 di Genova mentre cercava di spaccare la testa a un carabiniere con un estintore) è un furbo in malafede. Carlo Giuliani era un delinquente esattamente come quelli visti all’opera a Roma. Dedicargli, come fece Rifondazione comunista, un’aula di Montecitorio (presidente della Camera era Bertinotti) è stato un insulto all’Italia intera. La poesia che a Giuliani ha dedicato Nichi Vendola, possibile candidato premier della sinistra moderata, è stato un invito a tanti giovani a seguirne l’esempio, a spaccare la testa armati di estintore.
Contro i cattivi maestri non possiamo fare nulla, chiudere i centri sociali è un diritto- dovere di chi amministra le città e la giustizia. Non bisogna avere paura.Non l’ha avuta Obama,presidente nero e democratico degli Stati Uniti, ad arrestare oltre mille «indignati» turbolenti. Anzi, l’America tutta l’ha solo ringraziato. Proviamoci 


Fonte: il Giornale

Nord - Sud: Siamo italiani allo stesso livello ?


Una mia amica russa oggi mi ha fatto questa domanda:
Maybe my request seems to be a little strange, but I would like to ask you for sth…:)
Could you write me in a few words an answer for the question “Do Italians have a split/dual personality (North/South) or is just a stereotype?”.
I’m writing my end-of-term paper on that topic and I really need as more opinions from Italians (N and S) as possible.
It doesn’t have to be anything sophisticated – any form of the expression would be welcome :)
I hope you will enable me support my essay with your opinion on this issue :)
Thank you in advance
Bye
Qui, qualche mia osservazione e risposta:
Let’s start saying Italian national identity is such a complex issue, in fact we have so many territorial particularisms that’s difficult feeling yourself Italian facing someone who lives a completely different social context.
Nevertheless we are Italians… and you as a stranger probably will see more aspects in common with me and my “brother” from the south of Italy, than differences. Said that… the split exists, but I wouldn’t talk about a dual personality…
Why? That’s because of history, we’ve always been divided, we have the Vatican State “dividing” us still nowadays. More, different economy, way of thinking, way of being globalized. North/South: families are different, in the south we have the mafia situation that strongly decides people’s present and future.
Lega Nord”, our right-wing political party, is there as a sort of demonstration of that split… but this can only be an Italian point of view, we’re part of Europe too. Among Europeans we are Italians and stop, migrants living there look at us as Italians as a whole… so foreign people are giving us more and more a sense of common identity.
To finish… I know the split exists, but I can now easily state that me from Brescia, and any other boy from Reggio Calabria have many things in common that define us, each other, as Italians, some people say we're italians in the same way, others we aren't because of different cultural factors and lifestyles, but as long as Italy in one nation, we'll all be italians on the same level.

Attendo vostre risposte e commenti :)   

sabato 5 novembre 2011

Il Signore degli Anelli - La Guerra del Nord




Finalmente, il 4 Novembre, è tornato il mondo creato dalla fantasia di J.R.R. Tolkien in un nuovo videogioco che sarà disponibile per PC, PlayStation 3 e Xbox 360; sto parlando de Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord.

Potremmo definirlo uno spin-off dell’amata saga riproposta anche al cinema, che trae ispirazione da una frase di Gandalf, per andare a creare tutta la storia inedita che ruota intorno al gioco: ”Con la sua lunga mano, Sauron avrebbe potuto compiere azioni malvagie al Nord. Eppure, tutto ciò è stato evitato grazie al manipolo di eroi che gli si sono opposti”. Inutile dirlo, il manipolo di eroi sarete voi, chiamati proprio a combattere nella battaglia del Nord, nei panni dei suoi tre protagonisti, ognuno con le sue proprie caratteristiche e abilità: nei panni del ramingo umano Eradan, dell’elfo Andriel e del campione dei nani Farin, dovrete intraprendere un viaggio verso il Nord della Terra di Mezzo, per riuscire nell’impresa di fermare le truppe di uno dei fedeli a Sauron, Agadaur, il numenoreano nero.

Un’alta qualità grafica, l’alta possibilità di personalizzazione del proprio personaggio e il supporto multiplayer cooperativo in cui, più giocatori possono partecipare insieme alla campagna, interpretando ognuno, uno dei protagonisti dell’avventura.

Del gioco verrà rilasciata anche una collector’s edition contenente, oltre al gioco,  un art book con le immagini dei protagonisti dell’avventura, una riproduzione di un troll delle nevi, il CD con la colonna sonora (contenente 19 brani registrati nientemeno che nei londinesi Abbey Road Studios) e speciali contenuti digitali differenti a seconda della versione acquistata.
A questo punto non mi rimane che augurarvi BUON DIVERTIMENTO! 


mercoledì 2 novembre 2011

Crisi & Crisi

CRONACA VERA
COME (MAL)FUNZIONA L'ITALIA

 Ogni giorno riaffiora inevitabilmente il fantasma della crisi; bancaria, industriale, popolare. Esiste, ed è mondiale, ma le cause che l’hanno fatta scaturire in realtà non sono identiche in tutti i paesi. In Italia la lotta contro il malessere è iniziata:
-Lotta all’evasione fiscale: è vero l’evasione è un problema persistente ma poco fa la lotta contro l’euro di pane non battuto nello scontrino del fornaio (1euro x 4%Iva = 0,04euro!) ma sono le grandi realtà quelle da controllare, le grandi imprese, coloro che hanno contratti milionari (es. sportivi), il sistema bancario. Invece, ancora, si cerca di spremere le piccole realtà perché avendo “paura” pagano subito.
-Limitazione dei costi politici. Bene ha detto il sindaco di bandiera Pd, Matteo Renzi, andando a rimarcare motivazioni già date dalla Lega Nord (1996 devolution): I costi della politica sono alti, ma la diminuzione dei parlamentari non sana il bilancio, porta però a limitare i punti di riferimento del governo dando più evidenza ai politici che restano e fanno.
-Aumento dei servizi: ma i servizi offerti ai cittadini sono pochi rispetto alle tasse pagate. O meglio, al Nord sono insufficienti rispetto all’esborso di tasse. In Italia sono gestiti male. Inutile far riferimento a modelli dell’eccellenza dei paesi scandinavi, perfetti ma poco applicabili nel nostro paese. Il perché è presto detto: L’Italia è divisa in 2 parti e viaggia a 2 velocità (è risaputo), inoltre è caratterizzata da piccole/medie imprese, realtà che nessuno stato ha in comune con noi, tantomeno la Scandinavia formata per lo più da grandi realtà.

Da cosa è nata la crisi? Da cause diverse e concatenanti:
-Dal sistema bancario e finanziario assolutamente sì, e ci si poteva accorgere? Forse, o forse ormai si era entrati in un meccanismo di non ritorno. Alcuni economisti paragonano questa crisi a quella del 1929 dovuta al crollo della borsa di Wall Street. Se non si impara dagli errori si ripetono.
-Dal consumismo parola (adorata dalla sinistra) che riprendo per evidenziare la voglia di vivere meglio che ha spinto tutti a spendere più delle proprie possibilità; rate per i viaggi, rate per le auto, rate per i mobili, rate per l’ elettrodomestico…(le ristrettezze ormai andavano strette, sbeffeggiate anche da visioni televisive che facevano ben sperare). Quello che più spaventa è che i prestiti per pagare i prestiti sono stati causa di suicidi non molti anni fa in Cina.
-Dalla mala gestione: e qui il riferimento non si può evitare per il sud Italia. Di pochi giorni fa (Report 30 ottobre 2011) è la notizia che i fondi stanziati per la ricostruzione delle scuole nelle zone terremotate dell’Abruzzo (circa 240 milioni di euro) sono stati richiesti e assegnati a scuole dell’Abruzzo si, ma che non hanno subito danni dal terremoto. Nessuno controlla.

Il risultato è uno scontento generale, ma soprattutto del Nord del paese su cui grava il peso delle inefficienze del sud. L’ Italia a due velocità si vuole far funzionare in modo uniforme, ma questo ha implicato un rallentamento e oppressione della zona settentrionale per trainare quella meridionale, mentre la via migliore, al contrario, sarebbe prendere ad esempio gli efficienti (nord) per riuscire a migliorare chi crea problemi (il sud).
Ma come si può pensare che non vengano fatti favoritismi se la maggior parte dei politici, dei dirigenti pubblici, dei magistrati è nato e vive nel sud Italia? Se le istituzioni rimangono al Sud?

Il braccio al Nord, la mente al Sud, produce il Nord, fa le scelte il Sud.

Come potrà mai cambiare qualcosa?

Questo è il paese in cui viviamo.
                                                     

                                                                 Marianna Archetti

martedì 1 novembre 2011

Perchè è importante il Federalismo fiscale

Da sola la Regione Lazio (5,7 milioni di abitanti) ha un debito pari alla somma dei debiti di LombardiaEmilia RomagnaVenetoLiguria e Piemonte, che rappresentano circa 24 milioni di abitanti.
Per capire, il debito in Veneto è pari al 13 % rispetto alle entrate correnti: in Lazio invece, il debito è pari all' 80 % delle entrate correnti, in Campania il 69 %.
se vogliamo affrontare nodi strutturali nella spesa pubblica dobbiamo aggredire queste centrali dove chiaramente emergono squilibri inaccettabili.
Il peso del costo del lavoro pubblico è, da questo punto di vista, emblematico: la Regione Sicilia per amministrare 5 milioni di cittadini spende per il personale dipendente 1.748 milioni di euro; in Veneto, con una popolazione pressoché analoga, il costo del personale scende a 149,6 milioni, cioè 11,6 volte di meno, praticamente 30 euro per ogni cittadino.
La Pubblica Amministrazione preleva dal territorio veneto oltre 67 miliardi di euro, pari a 13.984 euro pro capite, mentre spende in servizi per il cittadino residente (in Veneto circa 47 miliardi, pari a 6.699 euro pro capite.
Complessivamente, le entrate prelevate in veneto superano le spese effettuate per 20,9 miliardi di euro, pari a 4.315 euro pro capite. Una cifra esorbitante.
La Baviera ha un residuo fiscale di soli 3,5 miliardi annui, il Baden-Wurttemberg di 4,4 miliardi, noi più di 10,3 miliardi annui.
Lo stesso peso del debito pubblico regionalizzato dovrebbe mettere sull'avviso: se il debito sovrano italiano è pari al 120,7 % del Pil, in Germania scende all' 82,4 % ma, regionalizzando il dato, scopriremo che il veneto avrebbe una incidenza del debito sul Pil del 74,8 %: appena un punto percentuale in più rispetto all'Austria.
Le regioni più virtuose - Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna - seguite a una certa distanza da Piemonte, Toscana, Marche e Friuli-Venezia Giulia, sostengono il peso dell'inefficienza pubblica altrui.
Per capire di cosa stiamo parlando diciamo che la Lombardia stacca già, ogni anno, un assegno di oltre 32 miliardi di euro a beneficio dei territori più deboli, contro un assegno di 10,3 miliardi del Veneto e uno di 8 miliardi dell' Emilia Romagna.
La via d'uscita da questo vortice di spesa iniquo e penalizzante per il Veneto e tutto il Nord ? 
CORAGGIO E FEDERALISMO.